Terapia di gruppo: il lavoro dei co-terapeuti - Il Nido e il Volo - Centro di Psicologia per la Famiglia

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Posted by Patrizia Fiori in cambiamento, gruppo, inconscio, Pacella, Psicoterapia, terapia

Terapia di gruppo: il lavoro dei co-terapeuti

Il gruppo: la co-terapia

Il transfert dice Jung è “uno scomodo attaccamento, una sorta di relazione adesiva”.

Jung distingue tra proiezione e traslazione, poiché chiarifica che mentre la proiezione può aver luogo tra un oggetto umano ed uno fisico, la traslazione è un processo che si verifica tra due persone. ( Jung, 1935)

Il transfert è una proiezione di contenuti inconsci involontaria, questa proiezione forma sempre un legame, una sorta di relazione dinamica tra il soggetto e l’oggetto investito, e questo ponte emozionale può essere sia positivo, sia negativo.

Il disinvestimento è possibile solo quando questi contenuti diventano coscienti e quindi elaborabili e trasformabili dalla coscienza.

Un gruppo che lavora in co-terapia con elementi presi dalla tecnica della danzamovimento terapia lavora con materiale inconscio e transferale attraverso i segnali del corpo, i movimenti del paziente, le immagini che nascono dal movimento dello stesso, come se il paziente, invece di narrare un sogno o di attivare particolari aree, rivelatrici di nuclei complessuali, lo facesse attraverso un fraseggio di movimento e non di parole o immagini oniriche. ( Starks Whitehouse, 2003)

Il paziente racconta la sua storia attraverso il corpo e il terapeuta la vive, la accoglie, la codifica attraverso le sue reazioni somatiche, percependo il movimento in sé, dando senso, prima ad un livello somatico, moto- immaginale, solo in secondo tempo verbale.

Questo perché la motilità conscia ed evoluta entra in scena in una fase evolutivamente precedente alla parola, quindi più si è vicini al movimento, più è facile che emergano materiali primitivi, non ancora trasformati dalle parole.

L’abilità del terapeuta sta nell’accogliere dentro di sé i complessi stati emozionali del paziente, usando le immagini che si formano nella mente, le danze immaginali e i contenuti affettivi, fungendo da specchio al paziente, ma nello stesso tempo è necessario separarsi da essi, per poter scoprire le forme costruttive sepolte nel transfert.

La diade terapeutica, ossia la presenza di due terapeuti, all’interno di un gruppo è quasi un sottosistema, sottosistema che si caratterizza per tanti fattori, che comprendono i ruoli istituzionali, le personalità dei membri, i ruoli assegnati dal gruppo, il setting nel quale la coppia lavora.

I pazienti gravi tendono a scindere i co-terapeuti, come conseguenza di esperienze dell’infanzia e di conseguenti sviluppi nella struttura del carattere e delle difese. (Cooper, 1976

Come afferma Klein la presenza e la disponibilità di un altro terapeuta permette di esplorare la necessità di negare, razionalizzare e fuggire dalle proprie reazioni e fantasie, di comprendere il significato di questo tipo di comunicazioni, di determinare quale sia la reazione migliore. ( Klein, Bernard, 1998)

I terapeuti infatti possono assumere una quantità e varietà di ruoli maggiore quando conducono un gruppo, possono fornire un ventaglio di stimoli più ampio per suscitare le reazioni di transfert nei pazienti e possono collaborare tra loro ed aiutare i loro pazienti a tollerare e ad esplorare intense manifestazioni di transfert e controtransfert.

Inoltre indipendentemente dal sesso i co-terapeuti che riescono a collaborare bene forniscono un modello di relazione efficace e ben differenziata che può aiutare i pazienti a rielaborare le conseguenze residue di un sistema familiare non ben funzionante. ( Klein, Bernard, 1998)

Il gruppo è molto importante perché funge da ambiente di mantenimento, fa da contenitore sia per i pazienti, ma anche per i terapeuti, specialmente nei casi in cui le scissioni che si verificano sono forti e gli attacchi all’io e all’autostima del terapeuta  sono intensi.

La presenza del gruppo non solo mitiga, dissolve reazioni e agiti pesanti, ma la presenza sia fisica sia nelle menti dei terapeuti aiuta ad avere uno sguardo ampio e non rimanere impigliati eccessivamente negli impasse.

Il setting di gruppo permette lo sviluppo della regressione terapeutica in una situazione meglio controllata. Infatti il gruppo permette ai pazienti di venire a contatto con molteplici rappresentazioni oggettuali, consente forme di separazione e di disimpegno quando necessari, introduce una matrice di realtà data dalla presenza dell’altro.

Il gruppo contiene la rabbia primitiva, la paura e i sentimenti di frammentazione, permettendo che i pazienti non ne siano eccessivamente danneggiati, aiuta a farli emergere meglio integrati e più unitari. (Klein, Bernard, 1998).

dott.ssa Maria Cristina Pacella

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