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Posted by Emanuela Caselli in analisi transazionale, ansia, fobie, inconscio, seminari, terapia

Sto in ansia…come la supero?”

Il primo passo è semplice: conoscersi un po’ di più.

Quando ci addentriamo nel tema dell’ansia sono davvero tante le sfaccettature che incontriamo e tanto hanno scritto nel tempo gli addetti ai lavori per tentare di fare una descrizione e una classificazione.

Forse è utile riprendere una distinzione che risale a più di quarant’anni fa ma è valida ancora oggi.

Da sempre si è approfondito il concetto di ANGOSCIA che nella definizione di L. Ancona (1972) “corrisponde alla situazione di trauma, cioè ad un afflusso di eccitazioni non controllabili perché troppo grandi nell’unità di tempo”. L’ANSIA sempre secondo lo stesso autore “corrisponde invece ad un processo di adattamento di fronte alla minaccia di un pericolo realistico”.

Mentre nel primo caso l’angoscia risulta per noi incontrollabile perché legata a un trauma improvviso e con un impatto troppo forte in un tempo troppo breve, l’ansia è invece una “soluzione” che costruiamo per darci un segnale, non appena captiamo qualcosa che può minacciarci, e invece di esserne sommersi in maniera improvvisa, entriamo in uno stato di vigilanza, ossia stiamo in allerta pronti ad affrontare il pericolo.

Questo, come scrive Ancona, è un adattamento, ossia è un modo che l’individuo ha assunto, sicuramente in chiave difensiva e protettiva, e quindi con una finalità positiva.

Il risvolto è però che contemporaneamente, secondo Bianchini, lo stato di vigilanza ansiosa ci porta a rivolgerci verso il futuro e ci procura una serie di emozioni negative, una iperattivazione cronica, una sensazione di perdita di controllo e un’attenzione focalizzata a rilevare la presenza di stimoli minacciosi.

Fatta questa premessa, in realtà lo scopo di questo articolo è quello di soffermarci sulle due sfaccettature evidenziate sopra in grassetto.

Al di là infatti di tutte le classificazioni che si potrebbero fare, di tutte le letture e dei differenti approcci di intervento per “uscire” dall’ansia, un primo aspetto su cui può essere importante riflettere è che quando stiamo in ansia ci siamo già proiettati in una dimensione futura e siamo inevitabilmente sganciati dal presente. Questo stato è inoltre accompagnato da un’emozione non definita, più da una tensione generale, ma di connotazione comunque negativa.

Quindi stando in ansia è possibile che, se non abbiamo chiaro lo spunto che ci ha fatto entrare in tensione, avvertiamo un senso di disagio diffuso e non ben definito. Occorrerà un ascolto e un’osservazione di sé per raggiungere una maggior chiarezza.

Se invece, ad esempio, abbiamo già delineata nella nostra mente l’immagine del capo che vuol parlarci, di come ci guarderà, di quello che ci dirà, di quale impatto avranno le sue parole…questa nostra fantasia procurerà già delle reazioni a livello fisico: sudorazione, tachicardia, tensione muscolare…etc.etc.

Generalmente il nostro stato è accompagnato da un’emozione che percepiamo come negativa ma che al tempo stesso può essere offuscata.

Qual è la coloritura emotiva di quello che proviamo: siamo arrabbiati? (ad esempio perché ritieniamo che questa persona in passato abbia commesso un ingiustizia?) siamo tristi? (perché riteniamo di aver subito qualche tipo di perdita?) abbiamo paura (perché abbiamo saputo che il lavoro si è ridotto?)

Solo tornando al presente e prestando attenzione a quello che viviamo a partire dalle reazioni di tipo fisico: individuare dove si collocano le tensioni nel corpo, diventare consapevoli della natura del respiro, cogliere qual è l’emozione che maggiormente ci accompagna, acquisiamo un po’più di conoscenza di noi.

Potremo, anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta, scoprire che le tensioni si collocano soprattutto nello stomaco o nella testa e riconoscere così il nostro “tallone d’Achille” o il cosiddetto “organo bersaglio” o accorgerci che c’è un’emozione più di un’altra con cui facciamo più spesso i conti. Potremo eventualmente anche andare alle origini di antichi traumi.

La conoscenza di sé può essere considerata la prima forma di aiuto che ciascuno di noi può darsi tanto che già nei tempi antichi era noto il monito di Socrate: “Conosci te stesso”.

La conoscenza di sé può essere certamente ampliata nei modi più disparati: come Centro di Psicologia per la Famiglia “Il Nido e il Volo” proponiamo seminari gratuiti rivolti proprio a chi vuol conoscersi meglio. In ciascun incontro vengono trattati dei contenuti di carattere teorico su tematiche psicologiche, ma viene soprattutto stimolato il confronto tra i partecipanti. Siamo infatti certe che proprio in questo modo si produca la conoscenza e si possa trovare una prima forma di sostegno.

Per approfondire questa tematica partecipa al workshop sull’ansia

scritto da dott.ssa Emanuela Caselli

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