Ruolo e funzione del padre - Il Nido e il Volo Centro di Psicologia e Psicoterapia

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Posted by Maria Cristina Pacella in Educazione, Genitori, Pacella, Prevenzione, psicoanalisi, psicologia analitica

Ruolo e funzione del padre

La funzione materna è un fatto di natura, si fonda su basi biologiche precise e facilmente reperibili, direttamente attestate dai sensi, mentre la funzione paterna sfugge ad ogni controllo sensoriale diretto. Il padre intreccia col bambino una relazione più distante, dal rilevante valore simbolico.

Sfuggendo al dato di natura la figura paterna entra nel campo della cultura.
Già durante il periodo della gravidanza l’uomo svolge la funzione paterna, attraverso la sua capacità di influenzare l’atteggiamento della madre nei confronti del figlio che è dentro di lei. Così come la donna esercita la sua funzione materna contenendo il figlio, la funzione paterna richiede all’uomo di porsi, in questo periodo, come colui che può dare contenimento alla nuova coppia formata dalla sua donna e dal bambino che sta crescendo dentro di lei.

Winnicott, al riguardo, sostiene che nelle primissime fasi della vita del bambino, quando la madre si trova immersa in quello stato psichico che l’autore chiama preoccupazione materna primaria, il contributo fondamentale del padre è quello di relazionarsi al mondo reale in vece sua, occupandosi dell’ambiente esterno anche per conto della sua compagna.

Il padre è anche colui che aiuta il bambino a separarsi dalla madre, da quel rapporto così altamente simbiotico, per differenziarsi e raggiungere una propria identità come essere separato. Il suo compito è quello di offrire al bambino l’esperienza della triangolazione, cioè di un incontro a cui partecipano tre entità distinte, bambino, madre e padre, favorendo così il riconoscimento da parte del bambino di se stesso come essere esistente in maniera concreta, distinta e peculiare.

Secondo Stoller (1968) la nostalgia dell’esperienza fusionale primaria è una minaccia sempre latente per la virilità, all’origine di tutte le difese maschili; spetta alla funzione paterna sostenere la sepazione dalla matrice simbiotica originaria e avviare il figlio all’autonomia; se il depositario di tale funzione psichica è assente nella vita affettiva e relazionale del bambino, la funzione separante e normativa non può essere interiorizzata e fondare l’Ideale dell’Io, deposito delle norme e dei valori interiorizzati.

A tal proposito E. Gaddini, scrive (1985): “mentre la madre resterà sempre la condizione dell’esistere, il ruolo del padre è quello di aiutare ciò che esiste a divenire”. In altre parole potremmo dire che se alla madre è affidato il compito di essere custode dell’appartenenza (del legame), spetta al padre sostenere e supportare la spinta verso l’individuazione.

Quando in adolescenza deve essere confermato e stabilizzato il nucleo infantile dell’identità di genere, la relazione diadica con il padre assume un’importante funzione di riferimento; la sua presenza, infatti, consente all’adolescente di abbandonare la fantasia  di poter essere reinglobato da una madre arcaica divorante, ostile ad ogni separazione.

Nei contesti sociali o relazionali in cui la figura paterna è assente, fisicamente o psichicamente, il gruppo dei pari sostituisce gli adulti in tale funzione. In mancanza di un modello paterno, l’adolescente maschio tende ad assumere una pseudo-virilità dai tratti stereotipati e caricaturali, mutuata dalle relazioni fra coetanei.

scritto da dott.ssa Maria Cristina Pacella

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