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Posted by Emanuela Caselli in Genitori, Infanzia, Prevenzione

“Noooo!!! Ho bagnato il letto!!!” Capiamo cos’è l’enuresi notturna

Ciascuno di noi, tornando con la mente a quando era bambino, ricorderà di aver bagnato il letto qualche volta…

I “tecnici” danno a questo fenomeno il nome di “enuresi notturna”, ma è molto importante, a questo proposito fare chiarezza.

Con enuresi intendiamo “ l’emissione attiva completa e incontrollata di urina dopo che sia passato il periodo della maturità fisiologica in genere acquisita tra i 3 e i 4 anni”

Non possiamo perciò parlare di enuresi se ci riferiamo ad un bambino di due anni e mezzo tre che stia nella fase di “separazione” dal pannolino e di “passaggio” al vasino.

Può accadere, però, che dopo aver raggiunto l’obiettivo dell’uso del  vasino e aver imparato a controllare gli sfinteri (ossia i muscoli che chiudono o aprono il passaggio dell’urina e delle feci) il bambino si faccia “pipì addosso”. Parliamo in questo caso di enuresi secondaria: caratterizzata dall’esistenza di un periodo precedente di transitoria pulizia.

L’”enuresi notturna” è quella che avviene di notte e che comporta appunto il bagnare il letto più di una volta al mese.

L’enuresi primaria notturna è di gran lunga la forma più frequente di enuresi.

Riguardo all’enuresi, è noto anche che esiste una maggior percentuale di maschi enuretici che non di femmine, e che tende a scomparire spontaneamente col passare del tempo.

Rispetto all’origine, tra le ipotesi più accreditate trovano spazio: il ritardo maturativo del controllo vescicale, il deficit dell’ormone che riduce la produzione notturna di urina, alterazioni del sonno o problemi psicologici, questi ultimi soprattutto in presenza di enuresi secondaria.

Ma come mai un bambino che aveva già imparato a controllare la vescica di notte e di giorno, ad un certo punto durante il sonno bagna il letto?

Ogni bambino ha la sua storia, ma è possibile rintracciare degli eventi critici: per esempio la nascita di un fratellino, l’inserimento alla scuola materna, una malattia, la separazione dei genitori, o anche un disagio momentaneo di altra natura.

E’ molto importante evitare atteggiamenti preoccupati o aggressivi e porre invece attenzione sul bambino, sul momento particolare che sta vivendo, sulle sue paure…non sul problema.

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