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Posted by Fulvia Adragna in Adragna, Collaboratore, Educazione, figli, Genitori, Infanzia, Insegnanti, Scuola

L’uso delle fiabe a scuola

Nella nostra scuola primaria e in quella dell’infanzia molti sono gli insegnanti che utilizzano le fiabe per favorire l’espressione dell’emotività, stimolare le capacità riflessive e aumentare le competenze relazionali dei loro alunni. Invitandoli ad esprimersi su quello che è stato letto si offre la possibilità ai bambini di fare conoscere agli adulti e di comprendere meglio loro stessi ciò che sentono e pensano, mentre si avvia un momento fondamentale del processo educativo e di apprendimento attraverso l’esplorazione da parte dei piccoli della propria interiorità, negli aspetti psichici e intellettivi, mediata dall’interazione con l’adulto e arricchita dal confronto con il gruppo dei pari.
Ecco una serie di indicazioni per realizzare tramite la lettura di una fiaba un programma di lavoro con i bambini sollecitandone al contempo il ragionamento, il contatto con le proprie emozioni e la capacità di entrare in risonanza con l’altro.

Fase iniziale:

  • creare il giusto clima di fiducia e sicurezza affinché i bambini si sentano a loro agio con i coetanei e con l’adulto e possano liberamente esprimersi, a tal fine è consigliabile sedersi in cerchio alla ricerca di una posizione spaziale che lasci percepire ai piccoli che si sta condividendo qualcosa con altri sentendosi al contempo protetti dalla presenza del gruppo;
  • stabilire dei turni per intervenire in modo da sottolineare il diritto di ciascuno ad avere uno spazio per parlare;
  • chiedere e prepararsi a spiegare ai bambini ciò che non hanno capito, rinnovando così la sicurezza che ci sono adulti intorno a loro pronti ad accoglierne dubbi e necessità.

Fase centrale:

  • domandare cosa secondo loro hanno provato i protagonisti offrendogli la possibilità di esercitarsi a cogliere il punto di vista dell’altro;
  • chiedere ai bambini cosa hanno provato durante la lettura per esplorare insieme il loro vissuto, conducendo il gruppo in modo da evitare giudizi e critiche e favorire il sostegno dei compagni e la loro accettazione delle emozioni dell’altro dando, se necessario, una rilettura di quanto espresso dal bambino restituendogli competenza di fronte al gruppo;
  • domandare se avrebbero voluto cambiare qualcosa della storia per conoscere la loro visione delle cose “il come dovrebbe essere”, il modo in cui lo realizzerebbero e per ottenere quale fine.

Fase conclusiva:

  • fargli argomentare ciò che hanno detto per sollecitare il ragionamento e la capacità di riflettere sul proprio pensiero;
  • chiedere cosa pensano di quello che hanno espresso gli altri bambini per allenarli al dibattito e al valore aggiunto delle idee degli altri;
  • domandare cosa ritengono di avere imparato che prima non sapevano, questo gli dà la misura di come il leggere e lo scambiare opinioni possa accrescere le loro conoscenze.

Alcuni di questi aspetti possono sembrare prerogativa dei soggetti più grandi di età, ma i piccoli riescono spesso a sorprendere gli adulti con le loro capacità di ragionamento e interpretazione del mondo in cui vivono.

Raccontare ai bambini storie in grado di coinvolgerli favorisce:

  • l’acquisizione di abilità emotive fondamentali fra cui il riconoscimento e la gestione di stati interiori in relazione al contesto e agli eventi
  • la capacità di avvicinarsi al prossimo cogliendone più profondamente la condizione emotiva
  • le competenze relazionali
  • lo sviluppo delle abilità immaginative
  • la comprensione della vita quotidiana.

Il cambiamento inteso come evoluzione necessita di un periodo più o meno lungo per essere assimilato in modo duraturo, è dunque importante ritornare diverse volte sull’argomento proposto al fine di consolidare i risultati ottenuti sostenendo il cambiamento in modo graduale e l’elaborazione positiva della tematica che si è scelto di trattare. A tal fine può risultare utile coordinarsi con i colleghi in modo da affrontare l’argomento in più riprese, ciascuno con approcci e strumenti diversi caratterizzanti la propria materia d’insegnamento, per poi concludere raccogliendo gli specifici contributi dell’attività svolta con tutti gli insegnati per fonderli in un lavoro che risulti unico e che sia più della somma delle sue parti.

Articolo scritto da dott.ssa Fulvia Adragna

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