L'evoluzione della figura paterna nella letteratura, nel cinema e nell'arte - Il Nido e il Volo Centro di Psicologia e Psicoterapia

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Posted by Maria Cristina Pacella in Genitori, Jung, Mass media, Pacella, Prevenzione, psicoanalisi, psicologia analitica

L’evoluzione della figura paterna nella letteratura, nel cinema e nell’arte

La figura del padre nella letteratura del Novecento è ricorrente, in quanto punto di riferimento essenziale, come del resto lo sono i rapporti familiari. Ogni generazione, in questo Novecento, sembra aver dovuto affrontare lo scontro con la figura paterna intesa come metafora dell’autorità, del dominio, in quanto il padre diventa il punto di riferimento della legge. È colui che istituisce la morale e che idealmente istituisce il legame con le radici e con la tradizione (F. Panzeri, Critico letterario).

Nelle opere di questo periodo il figlio è sempre descritto in contrapposizione al padre; sono necessari uno scontro violento e una contestazione radicale per mettere in luce l’autorevolezza della figura paterna.

È l’ottica del figlio che, per crescere e per diventare “padre” egli stesso, sente la necessità di “provare” fino in fondo la struttura di questo ruolo (F. Panzeri).

Accade sempre, però, che una volta raggiunta la maturità, in questi stessi figli, avviene una rivalutazione della figura paterna, riappropriandosi di quel mondo paterno, fatto di valori e di tradizione culturale, che tanto hanno contestato. Adesso questi aspetti, ossia le proprie radici, sono percepiti come un patrimonio da tutelare per sé e per la propria riscoperta del mondo.

In queste opere, quindi, non si parla più di distacco, ma di riavvicinamento, anzi di riappropriazione dei valori, innanzitutto di quelli legati all’identità del padre.

Nelle opere letterarie degli anni novanta, invece, non c’è più il padre forte, autoritario, ma una persona fragile, ossessionata dai propri fantasmi e dalle improvvise debolezze, dove ognuno è incerto rispetto al proprio presente e all’identità che deve assumere.

Passando dalla letteratura alla televisione, sembra che la descrizione del padre “ideale” sia quella di un uomo separato, divorziato o, addirittura, vedovo.

“Per consentirgli infatti un ruolo di spicco è necessario uno sterminio di mogli, ingombranti e poco televisive. Questa scelta di autori e programmisti tv non manca di una sua pur bieca logica. Se la cura dei figli e l’andamento della casa vengono affidati alla madre, nessuno sceneggiatore potrà mai sottolineare con la dovuta enfasi l’impegno della figura maschile. Diventato donna, il padre è finalmente un personaggio televisivo” (G. Vecchiato, critico televisivo).

Il padre diventa, come ha scritto Curzio Maltese, «una vice-madre perdonista e servizievole, preoccupata soltanto di viziare i piccoli, perpetuandone la debolezza e la dipendenza».

Tale ruolo, lo rende ovviamente fragile, e sembra che l’unica soluzione per camuffare questa fragilità, sia quella di diventare “amico” dei figli, illudendosi di goderne confidenza e ammirazione.        

 

Da un punto di vista artistico, nelle riproduzioni del XIX secolo, si può osservare che il padre non è parte di una diade, ma viene sempre ritratto con tutta la famiglia, possibilmente al suo centro. È sempre molto difeso, molto vestito, si capisce bene a quale categoria professionale o sociale appartiene. Insomma, indossa ancora l’armatura di Ettore.

Oggi il ritratto di famiglia, quasi non esiste più, compare solo una diade: il padre con un figlio piccolo. I padri sono tutti giovani, belli, ma soprattutto seminudi. Il padre è ridotto a corpo, ma più di tutto ha abbandonato la sua armatura.

“La società ha deciso di spogliare Ettore perché non spaventi il bambino. Quest’ultimo non avrà più paura, ma avrà ancora un padre?” (L. Zoja, p. 259).

Oggi il padre gira per casa disarmato, non ha più la cinghia in mano, piuttosto lo possiamo trovare fuori dalla porta della camera del figlio in paziente attesa di “essere da lui ricevuto”; si tratta quindi di un padre che difficilmente deve essere ucciso anche solo simbolicamente. Secondo Charmet il padre di oggi è  “tollerante e aperto al dialogo, punta a presentare al figlio la complessità sociale, e ad insegnargli a decodificarla attribuendole un senso affettivo prima ancora che etico. L’etica viene dopo, prima bisogna familiarizzare col mondo, conoscerlo, dargli un senso, un significato progettuale, imparare ad adattarsi facendolo coincidere con la propria idea di crescita.(…) Il padre di oggi si trova ad una distanza affettiva ed educativa molto minore rispetto al passato. Il problema è come può essere utilizzata questa nuova vicinanza. Essa apre infatti nuove opportunità ma comporta altrettanti rischi, come quello che il padre venga meno al suo ruolo per trasformarsi a sua volta in un adolescente che cospira col figlio contro la madre, l’unica adulta rimasta in famiglia” (Pietripolli Charmet , Un nuovo padre, p.77).

 

Concludo citando ancora Zoja: “ il padre è assente come immagine ancor più che come individuo. Assente non perché, come Ulisse, è andato a combattere una guerra, ma perché si rifiuta di combattere nei rapporti (… ) il silenzio dei padri assorda lo studio dell’analista. Ogni giorno i pazienti rimproverano loro di non essersi espressi, addirittura di non essersi difesi; di non aver spiegato o sostenuto il proprio punto di vista; di essere stati presenti ma tacendo (…) Che sorpresa, allora, quando di colpo, da una terza persona che per loro poco conta, i figli vengono a sapere che da anni il padre parla quasi esclusivamente di loro e canta le loro lodi! La celebrazione avveniva ma nascosta nel segreto (…) Qualche volta la notizia è l’inizio di un dialogo. Altre volte, non è il principio di niente perché ormai il figlio ha imparato a sua volta a tacere. Spesso, è solo l’inizio di un rimpianto, perché le rivelazioni arrivano al funerale del padre” (L.Zoja, Il gesto di Ettore, pp 270-271).

E ancora: “Una storia psicologica dei padri è necessaria anche a molti figli. I quali, un giorno, vorranno uscire dal non-tempo per entrare nel tempo, e conoscere di chi sono i continuatori. Così, senza saperlo, essi aspettano di sentirla raccontare. Aspettano che qualcuno li svegli dal sonno della azioni riflesse, che tenda l’arco di Ulisse, e che la notte dei Proci abbia fine” (L.Zoja, p 305).

scritto da dott.ssa Maria Cristina Pacella

Bibliografia

 

Famiglia Oggi, Semplicemente padri, N. 11 novembre 1999

Farri Monaco M., Peila Castellani P., “Il figlio del desiderio. Quale genitore per l’adozione?”, Boringhieri, Torino 1994

Kerényi C., “Gli dei e gli eroi della Grecia”, vol.I, (1951) trad. it Il Saggiatore, Milano 1963

Pietropolli Charmet G., Un nuovo padre, Mondadori, Milano 1995

Pietropolli Charmet G., I nuovi adolescenti, Raffaello Cortina Editore 2000

Stoller R., Genere e identità di genere, Aronson 1968

Winnicott D.W., (1984) Il bambino deprivato, R. Cortina, Milano 1986

“…senti?…a proposito del Padre e… della sua gravidanza…”, IV Congresso Internazionale, tenuto dall’istituto di Psicoterapia Analitica Esistenziale di Ascoli Piceno, marzo 2006.

Zoja L., Il gesto di Ettore, Bollati Boringhieri 2000

 

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