La Danza Movimento Terapia: l’osservazione del movimento - Il Nido e il Volo - Centro di Psicologia per la Famiglia

Blog

 
Posted by Patrizia Fiori in benessere, cambiamento, Di Zenobio, inconscio, Pacella

La Danza Movimento Terapia: l’osservazione del movimento

La Danza Movimento Terapia: l’osservazione del movimento La Danza Movimento Terapia: l’osservazione del movimento e il contributo di J. Kestenberg.

La DanzaMovimentoTerapia è una disciplina specifica orientata a promuovere l’integrazione fisica, emotiva, relazionale, affettiva e psicosociale dell’individuo, per migliorarne la qualità della vita.

Alla base di questa disciplina c’è l’assunto che il movimento in sé è un linguaggio attraverso il quale l’uomo ha espresso da sempre le sue più alte aspirazioni fondamentali.

Il movimento ha una qualità che non si vede né si può usare in maniera utilitaristica, ma che si sente. (Govoni, 2004)

Il primo a teorizzare un sistema di osservazione del movimento universale fu Rudolf Laban. Tale metodologia di osservazione e di descrizione delle caratteristiche qualitative del movimento analizza gli aspetti che contribuiscono al processo motorio, ossia lo spazio, il corpo, la forma e la portata dinamica e ne studia, osserva e sperimenta le correlazioni, le connessioni, la focalizzazione spaziale, l’uso del peso, le vibrazioni del flusso, i ritmi, gli accenti, i fraseggi.

Oltre alla possibilità di poter modulare e modellare il proprio movimento, si può accedere alle memorie che in esso vi abitano, così da trovare e comprendere i toni, i significati, la forma, l’organizzazione, ma anche il fluire delle emozioni, i blocchi, i silenzi.

Il lavoro individuale in danzamovimentoterapia si basa sull’esperienza di due persone che condividono uno spazio con caratteristiche particolari, tale da consentire un clima di fiducia: all’interno di tale spazio sia il paziente sia il terapeuta possono vivere un processo di crescita e di trasformazione.

Il concetto di spazio diventa metafora di relazione e di intesa. La terapia diventa un luogo psicologico e simbolico dove il paziente trova se stesso e deve essere a sua volta incontrato.

All’interno del setting, i movimenti del corpo, le sue reazioni, i cambiamenti di ritmo, trovano ascolto da parte del danzaterapeuta, e così l’esperienza delle emozioni del movimento acquisisce un senso, e cioè ha un valore trasformativo e maturativo.

Ciò che fa della danzamovimentoterapia un veicolo per intervenire a livello psichico profondo, è il fatto che può essere ricollegata a memorie antiche, affinché possano dissolversi alcune resistenze e portare il transfert alla superficie. (Govoni, 2004)

Nella descrizione del caso tutti questi elementi diventeranno preziosi per una lettura interpretativa non solo legata a processi psichici, ma soprattutto legata alle evoluzioni dei movimenti del bambino di cui narrerò.

La risonanza interna che il bambino ha suscitato in noi è stata, soprattutto nella prima fase della terapia, dettata dai suoi movimenti particolari, carichi di significati ed energie che facevano da polo di attrazione per tutto il gruppo e ne hanno condizionato l’evoluzione.

Per comprendere meglio come il movimento si colleghi a specifiche fasi dello sviluppo psichico, e poterne quindi comprendere anche le fasi di blocco e di regressione, fondamentale è il contributo di J. Kestenberg.

La Kestenberg mise a punto il profilo di movimento Kestenberg (KMP) che si avvale sia dei fattori di movimento della teoria di Laban, sia della teoria interpretativa di Anna Freud.

Questo sistema permette di tracciare collegamenti tra la dominanza di specifici modelli motori e specifiche funzioni psicologiche. (Piccioli Weatherhogg, 1998)

Brevemente possiamo dire che nella fase neonatale i movimenti sono quelli del succhiare, dell’espandersi e del ritrarsi, seguendo i flussi di forma e di tensione.

Nella fase orale l’io corporeo è un io prensile, basato sul modello del prendere e lasciare (introiezione e proiezione).

Il ritmo passa dal flusso libero al flusso tenuto.

È il ritmo del mordere, battere, afferrare e lasciare bruscamente, del dondolio a scatti.

Il bambino in questa fase impara a distinguere la madre dall’esterno e a livello simbolico lo spazio tra la madre e il bambino diventa quello spazio potenziale, area dei fenomeni transizionali, dove può aver luogo l’esperienza creativa.( Winnicott, 1974)

Nella fase anale la meta è saper presentare gli oggetti e se stesso. I ritmi sono quelli del torcersi e dello sforzarsi. Il bambino si cimenta con la forza e con le attività del gattonare e dell’esplorare.

Nella fase anale si assiste anche alla creazione da parte del bambino di un suo oggetto transizionale. L’uso di questo oggetto aiuta il bambino a conservare il senso delle varie parti corporee e dell’integrità del suo corpo, anche quando si trova sdraiato nel lettino e sta per addormentarsi: una condizione in cui perde la sensazione di compattezza e solidità, tipica dell’immagine corporea di questa fase. ( Winnicott, 1953)

In questa fase c’è anche l’allineamento verticale del bambino che lo avvicina al mondo degli adulti.

Si rafforza la parte centrale del corpo e viene a formare un’immagine del corpo, grazie alle varie posizioni, in piedi, accucciato, seduto, diventa stabile e differenziata allo stesso tempo.

In questa fase il rapporto con la madre diviene ambivalente e il bambino è preda di forti frustrazioni che si esprimono attraverso la rabbia, l’ostinazione e la cocciutaggine.

Si passa poi alla fase uretrale, fase che può essere paragonata a quella del riavvicinamento alla madre e a quella della costanza dell’oggetto del processo di separazione-individuazione della Mahler.

I ritmi uretrali sono caratterizzati da crescita e diminuzione della tensione, il bambino sperimenta e assapora la pienezza del basso ventre, si muove in avanti, precede la madre, ma non riesce a controllare il movimento a pieno, se non quando si impongono i ritmi uretrali-sadici.

Questo ritmo è riconoscibile nei giochi via-stop, nell’aprire e chiudere rubinetti, accendere e spegnere la luce, nel gioco di sparare e spruzzare acqua.

Fondamentale in questo periodo è l’acquisizione della costanza dell’oggetto nel tempo.  Il bambino avendo fatto esperienza del tempo come uno dei fattori che governano la vita, attribuisce continuità nel tempo alle rappresentazioni di sé e dell’oggetto. Lui e la mamma hanno una storia: hanno ieri, oggi e domani. (Piccioli Weatherhogg, 1998)

 

dott.ssa Maria Cristina Pacella

Post A Comment