Il Genitore non va "in vacanza"! - Il Nido e il Volo Centro di Psicologia e Psicoterapia

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Posted by Patrizia Fiori in Genitori, homepage, Infanzia

Il Genitore non va “in vacanza”!

“Ma è una minaccia?” chiederete voi … ebbene, cari genitori, continuando a leggere, capirete che più che di una minaccia si tratta di un obiettivo dell’estate che potrebbe rivelarsi, invece, una piacevole missione (non impossibile) per vivere la vacanza come un vero momento di arricchimento e di ricarica.

Tutti voi, certo, vi sarete accorti, che le vacanze da quando siete diventati genitori, sono decisamente cambiate! Quel giovane temerario che andava a fare faticosi trekking in Nepal  ora che è papà si ritrova nel confortante campeggio di Marina di Camerota o magari ripercorre il brivido delle scalate con un bimbo sulle spalle per i sentieri della Val di Fassa o a Campitello Matese! E quella ragazza amante della vita mondana che andava per le spiagge di  Cancun o in quelle non meno seducenti della riviera romagnola per prendere il sole, deliziarsi nell’aperitivo serale per poi scatenarsi nelle danze della vita notturna, ora che è mamma si ritrova alle prese con creme solari protezione 50, palette e secchiello, e nella passeggiata serale in piazzetta!

 Ebbene si, le esigenze cambiano. Essere genitori significa  certamente mettere da parte qualche velleità per dare spazio ai bisogni dei propri figli, progettare il proprio tempo liberoin funzione delle loro necessità.

Ma allora, direte voi, è proprio vero che il genitore non va in vacanza!

Da un certo punto di vista è così, il genitore non va “ in vacanza”, nel senso che non smette mai di essere genitore, neanche sotto l’ombrellone. E questo significa che quando è con i propri figli  in spiaggia, ad esempio, dovrà dimenticare l’idea di stare disteso e rilassato per ore sul lettino, perché il bambino che è sotto l’ombrellone con lui non mancherà di farsi sentire e richiedere la sua attenzione, obbligandolo giocoforza ad alzarsi ogni due minuti dal suo giaciglio …

Ma qual è il segreto per ricaricarsi in vacanza anche con paletta e secchiello  in mano al posto di un mojito  rinfrescante? Qual è il segreto per non pensare con nostalgia a quei tempi e non rientrare stressati dalle vacanze, ma anzi ricaricati e felici?

Per rispondere a questa domanda  vi introduco  un termine caro all’Analisi Transazionale: il BAMBINO LIBERO.  Il BAMBINO, nei termini dell’Analisi Transazionale, è uno degli Stati dell’Io, ovvero uno dei modi in cui ognuno di noi entra in relazione con gli altri (Gli altri due Stati dell’Io sono il GENITORE e l’ADULTO e ne parleremo più approfonditamente in altri articoli).

Il BAMBINO LIBERO, in particolare, è la parte pura e istintiva di ognuno di noi, la parte che ama giocare e creare, che ascolta e esterna le proprie emozioni senza riserve. È la parte, insomma, che sa godere della vita .… avete presente il Piccolo Principe di SaintExupéry? Ecco, lui è un brillante esempio di BAMBINO LIBERO!

E’ una parte che tutti noi abbiamo e a cui possiamo dare più o meno energia, a seconda di cosa ci è stato “insegnato” rispetto al frenarla o darle voce. E’ una parte talmente tanto importante che nel lavoro di psicoterapia la capacità di “ritrovare” il proprio BAMBINO LIBERO diventa spesso uno degli obiettivi principali per i pazienti.

Il BAMBINO LIBERO è una parte  vitale che dà colore ai rapporti interpersonali. Quando è poco presente ci troviamo di fronte a persone inibite, che non riescono a vivere liberamente i propri sentimenti, persone che hanno difficoltà a divertirsi e a sorridere.

Nel lavoro educativo è fondamentale che sia sempre presente, oltre all’ovvio aspetto GENITORIALE (che dà le regole e si prende cura), anche quella parte di noi direttamente collegata al bambino che eravamo. Nell’educare i bambini bisogna che ci sia la curiosità, la voglia di sporcarsi le mani, la voglia di scherzare e di giocare.

In questo, voi genitori avete il privilegio di poter essere accompagnati alla riscoperta del BAMBINO LIBERO proprio dai vostri figli. Sono proprio loro che possono ricondurvi per mano nel sentiero della spontaneità e della creatività e lasciare che si riattivi in voi  il desiderio di giocare.

Questo, semplicemente questo, è il segreto. Riattivare il vostro BAMBINO LIBERO e vivere la vacanza ad altezza bambino, rispecchiando il suo stupore di fronte al nuovo e la sua gioia nella scoperta di una nuova competenza, sporcandovi le mani a contatto con la natura, ridendo insieme.

Perciò (sapendo di risultare tremendamente impopolare!) ritengo che questo modo di andare in vacanza si discosti molto dal metodo miniclub dei villaggi dove invece viene proposta una scissione tra il divertimento degli adulti e quello dei bambini. Si intende, l’esperienza del mini club può essere molto stimolante ed è positiva  quando non diventa esclusiva e assoluta. Andare in vacanza in famiglia, però, è altro. È   vivere la vacanza con i figli come un momento da condividere e non come il contenitore di “isole del divertimento”, abbandonando l’idea che per ricaricarvi abbiate bisogno di stare ore sul lettino, ma ritrovando il piacere di costruire un castello di sabbia, o di scovare una lucertola dalla tana.

Questo è il segreto (di pulcinella): Il genitore non va “in vacanza “, ma vive la vacanza con i propri figli, cogliendo l’immensa opportunità che l’estate offre di trascorrere più tempo con loro.

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