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Posted by Patrizia Fiori in Disturbi dell'età evolutiva, Genitori, homepage, Infanzia

I poteri terapeutici del gioco: la play therapy

I poteri terapeutici del gioco

La terapia del gioco (play therapy)  è uno strumento che aiuta i bambini a superare un ampio spettro di difficoltà psicologiche. Qui parleremo di uno degli aspetti più importanti della terapia del gioco, ovvero i suoi  poteri terapeutici.

Il gioco permette al bambino di comunicare ciò che non riesce a dire con le parole e anche ciò di cui anche lui non è consapevole. Gli permette di superare l’ansia legata ad esperienze traumatiche dandogli la possibilità di affrontarle e di gestirle in modo funzionale. Grazie al gioco il bambino acquisisce un senso di padronanza sulla realtà  e riesce a compensare  con la fantasia una realtà non soddisfacente. Il gioco, inoltre, permette di scaricare emozioni negative altrimenti non espresse.

Vediamo, uno per uno, i poteri terapeutici del gioco:

Comunicazione.

La Comunicazione è il più importante potere del gioco. Il gioco, per il bambino, corrisponde alla verbalizzazione e il linguaggio dell’adulto, ovvero è il mezzo più naturale di autoespressione.

Poiché il gioco è  linguaggio del bambino, questo gli permette di “parlare” senza l’uso di parole.

Ci sono due tipi di comunicazione: conscia e inconscia. I bambini fanno emergere, attraverso il gioco, il materiale inconscio senza averne diretta consapevolezza. In questo modo, rivelano pensieri, sentimenti e conflitti di cui sono totalmente inconsapevoli. I bambini proiettano i loro sentimenti e le loro emozioni su personaggi in miniatura, pupazzetti, bambole, pelouche, permettendo così ai loro pensieri inconsci di emergere alla consapevolezza. Il gioco diventa quindi una finestra nel  mondo interno dei bambini, che sarebbe invisibile altrimenti.

Il gioco è  “come se fosse reale”, così i bambini sono protetti dal fluire di eventi e sensazioni per i quali non potrebbero non essere ancora pronti. Inoltre il gioco permette ai bambini di esprimere sentimenti, raccontare eventi, condividere pensieri di cui sono consapevoli ma che hanno difficoltà ad esprimere a parole. Il gioco diventa un modo per raccontare traumi in un modo non minaccioso per sé.

Abreazione

L’abreazione è la liberazione e presa di coscienza, in genere nel corso della terapia, di un sentimento rimosso legato al ricordo di un’esperienza traumatica. Il gioco permette che  si attivi un processo positivo di abreazione.

Nel gioco, i bambini possono rivivere un evento traumatico e l’emozione ad esso collegato. In genere, infatti, di fronte a un evento traumatico l’individuo, sia esso adulto o bambino, reagisce con un meccanismo di “rimozione”, cioè tende a mettere da parte e a dimenticare il trauma assieme all’emozione spiacevole connessa. Ciò può essere fatto:

  • evitando il ricordo (amnesia),
  • evitando il sentimento associato (obnubilamento),
  • evitando un comportamento (risposta fobica),
  • evitando ogni comunicazione relativa all’evento.

Questo meccanismo difensivo è necessario per sopravvivere al trauma, ma può diventare disfunzionale per l’elaborazione positiva dello stesso. Naturalmente il problema con l’evitamento è che non si può elaborare l’evento traumatico finché non lo si rivive. Il miglior modo per esporre i bambini al ricordo traumatico è proprio attraverso un gioco strutturato. Nel gioco, i bambini fanno l’opposto di quello che vorrebbero fare seguendo il meccanismo di rimozione. Cioè, invece di evitare il ricordo, le emozioni, i comportamenti e la comunicazione sul trauma, devono affrontare tutti questi aspetti.

La peculiarità del gioco sta anche nella possibilità di ripeterlo all’infinito. Avete mai notato come ai bambini piaccia immensamente ripetere più e più volte un gioco che li ha divertiti? La ripetibilità del gioco è un aspetto utilissimo in terapia perché ogni nuova ripetizione del gioco diminuisce la risposta negativa associata al trauma e rafforza il senso di padronanza  del bambino di fronte all’evento. Più il bambino gioca e rigioca l’evento ,  più sente di non essere sopraffatto dai ricordi spiacevoli ma di poterli dominare e padroneggiare.

Attraverso il gioco si manifestano alcuni importanti processi utili nell’elaborazione del trauma (Ekstein, 1966):

  1. 1. La miniaturizzazione o rimpicciolimento delle esperienze attraverso l’uso di piccoli oggetti di gioco (questo aiuta a diminuire l’ansia, il bambino si sente “più grande”  dell’evento che rivive e mette una distanza fra sé e gli oggetti su cui vengono proiettati i propri pensieri e sentimenti)
  2. 2. La sensazione di attivo controllo e senso di padronanza degli eventi che è consentito proprio dal gioco (nel gioco il bambino è il “regista”, è lui che decide come muovere i personaggi, come iniziare e far andare avanti la storia, ecc.)
  3. 3. L’assimilazione diluita nel tempo del trauma, consentita dalla ripetizione del gioco (ogni volta che gioca,  il bambino può dare enfasi ad alcuni dettagli dell’esperienza, assimilandone, pian piano, degli altri.)

Padronanza

La padronanza è un altro potere del gioco che spinge il bambino a far emergere il  trauma. Il gioco è una attività automotivante perché soddisfa il bisogno innato del bambino di esplorare e dominare l’ambiente. Quando c’è un  trauma, nel bambino diminuisce il senso di autoefficacia. Il gioco infantile può ridurre l’ansia attraverso il processo di esposizione a una situazione che fa paura , mentre, allo stesso tempo, il bambino è impegnato in un’attività rilassante e piacevole come il gioco. Si tratta del processo di desensibilizzazione sistematica per cui, attraverso l’esposizione continua e sistematica a qualcosa che mette ansia si arriva a ridurre l’ansia stessa. La desensibilizzazione sistematica viene attivata attraverso il gioco.

Il piacere del gioco compensa e, a volte, neutralizza, la paura. La ripetizione del gioco permette una desensibilizzazione sistematica dell’esperienza traumatica.

Catarsi emotiva

La catarsi è il rilascio di tensione e emozioni. Nel gioco i bambini possono  esprimere i sentimenti negativi di rabbia, lutto, ansia che non sono riusciti ad esprimere o per l’intensità del trauma o per la mancanza di un ambiente di supporto che consentisse tale espressione.  A questo sfogo corrisponde un senso di sollievo.

Compensazione con la fantasia

Il gioco permette al bambino di creare la sua realtà. Nel mondo dell’immaginazione può andare oltre i limiti imposti dalla realtà e ha il potere, attraverso la fantasia, di compensare il senso di fragilità, le ferite, le perdite o le paure della sua vita reale. Perciò quando rivive un trauma nel gioco, il bambino può modificare alcuni elementi in linea con i propri desideri o può, ad esempio, concludere l’esperienza in un modo migliore. L’uso della fantasia gli dà potere e controllo sulla situazione, anche quando non ne ha nella vita reale e ciò lo aiuta ad assimilare  la sua esperienza.

fonte:

Short-term play therapy for children”, H.G. Kaduson, C.E. Schaefer, The Guilford Press, New York, 2006

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