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Posted by Fulvia Adragna in Adragna, Educazione, figli, Infanzia, Insegnanti, Scuola

Fiabe… e se “non” tutti vissero felici e contenti?

Gianni Rodari nelle sue Favole al telefono racconta la storia di un bambino sardo ultimo di sette fratelli, la sua era una famiglia molto povera che lo mandò a lavorare perché contribuisse al sostentamento di tutti loro. Il piccolo aveva il compito di scacciare gli uccelli da un campo, da qui il titolo Lo spaventapasseri. Un giorno la sua giacca prese fuoco mentre accendeva la polvere da sparo che esplodendo avrebbe spaventato, facendoli volare via, i passeri e lui fu svelto a buttarsi in un fosso pieno d’acqua altrimenti sarebbe morto tra le fiamme. Il bambino “… rimase così zuppo, stracciato e affamato” mentre gli uccellini che doveva tenere lontani pigolavano per consolarlo.

Andersen ne La piccola fiammiferaia narra di una bambina la cui famiglia poverissima aveva mandato a vendere fiammiferi in un freddo giorno d’inverno. Arrivata la sera la bambina, non avendo avuto alcun cliente e timorosa di tornare senza guadagno, si sedette in un luogo un po’ più riparato dalle intemperie tra due case in cui festeggiavano l’ultimo dell’anno. Sperando di scaldarsi iniziò ad accendere dei fiammiferi e la fiamma le dava l’illusione di “illuminare” i suoi desideri di cibo e del calore di una famiglia accogliente facendole apparire come reale ciò che vedeva. Sopraffatta dal gelo e prossima ad addormentarsi per non più risvegliarsi le compare la figura della nonna che quando era viva si prendeva cura della nipote, la bambina le domanda di portarla con sé e accompagnata da lei vola in cielo.

Sono storie tristi e strazianti che a volte gli adulti preferiscono non leggere ai piccoli per non turbarli. Il desiderio di proteggere i propri cuccioli dalle brutture della vita, ma anche quello di illudersi che almeno nel mondo dell’infanzia ci possa essere un lieto fine, non deve trarre in inganno. Andersen narra di una bambina nell’ottocento, Rodari pubblica la sua fiaba oltre un secolo dopo, mentre ancora oggi condizioni di estremo disagio per i minori si verificano in ogni parte del mondo. Esistono situazioni crude ma reali ed evitare di parlarne non aiuta a preparare i piccoli ad affrontare la vita anche nella sua componente di drammaticità, piuttosto è utile fornire loro gli strumenti per comprendere e far fronte a questi eventi.

Provare a ripensare la storia o solo il suo finale insieme ad altri bambini e con la costante presenza rassicurante dell’adulto stimola il piccolo a trovare soluzioni alternative: magari bloccando alla base le condizioni sfavorevoli in cui si trovano i personaggi o intervenendo prima che la situazione precipiti o ancora cercando di riparare ciò che ormai è avvenuto. Leggere ai figli o ai propri alunni insieme agli altri racconti anche La piccola fiammiferaia, Lo spaventapasseri o altre fiabe in cui “non” tutti vissero felici e contenti, aiuta ad insegnare ai bambini che il male non si può eliminare perché fa parte della vita, però si può prevenirlo o porvi rimedio e che ciascuno di noi ha responsabilità e competenze:

  • per alleviare le altrui sofferenze come gli uccellini che consolano il bambino con il loro canto e la nonna che abbraccia la nipotina standole vicina,
  • per diventare attori attivi della propria vita e migliorare il modo e il mondo in cui viviamo,
  • per essere cittadini con uno sviluppato senso civico e persone di profonda umanità.

Per il naturale processo di identificazione che caratterizza l’essere umano, i bambini si immedesimano nella storia e nel vissuto dei protagonisti, così possono comprendere meglio in una situazione di gioco, quindi in un ambiente protetto, lo stato d’animo dell’altro e anche il proprio, le varie soluzioni alla questione e le conseguenze che ne derivano comprendendo che c’è la possibilità di superare i momenti difficili. Il sostegno fornito dall’adulto e dal gruppo dei compagni favorisce il sufficiente distacco per vivere con un adeguato controllo emozionale la possibile drammaticità degli eventi narrati e può essere di aiuto per padroneggiare stati emotivi come paure, tensioni, malessere, generati da situazioni stressanti che causano talvolta risposte poco adattive.

I bambini si interrogano sulla realtà che li circonda e la guardano anche attraverso gli occhi degli adulti di riferimento che gli forniscono con ciò che dicono e il modo in cui si comportano le coordinate per orientarsi nel proprio ambiente. Quando l’adulto che ha responsabilità educativa affronta con sicurezza argomenti “difficili” trasmette al bambino il messaggio che si può parlare apertamente di tutti i “fatti della vita” e che è pronto a fornire sostegno emotivo, chiarimenti e spiegazioni. Così quando i bambini incontreranno sul loro cammino situazioni di disagio che li riguardano direttamente o interessano le persone che gli sono vicine potranno avere già una mappa per comprendere gli eventi da un punto di vista emotivo, intellettivo e relazionale.

Il linguaggio delle fiabe si pone come un universo simbolico in cui è possibile scoprire innumerevoli stimoli per la crescita interiore tanto dei bambini quanto degli adulti. Le fiabe mostrano anche come problemi personali siano in realtà universali: altri nel tempo li hanno sperimentati, questo allevia il senso di solitudine generato dall’eventuale momento difficile che si sta attraversando e al contempo fornisce possibili soluzioni. Utilizzando le fiabe nel lavoro con la classe, attraverso il confronto tra ciò che farebbe “in quell’occasione” ciascuno degli alunni e con la mediazione dell’adulto si possono vedere e valutare le conseguenze di più approcci ai problemi avviandosi a scegliere quello che appare più adatto e funzionale. Mediante le narrazioni, dunque, è possibile fra l’altro aiutare a creare modelli di realtà utili per muoversi con maggiore sicurezza in situazioni nuove.

È possibile che per qualche giorno il bambino si senta un po’ triste ripensando a quella storia perché ha guardato da vicino una sofferenza e pure a distanza di tempo potrebbe ricordarsene in corrispondenza di un proprio particolare stato emotivo. Sempre, e in questi momenti in particolare, è fondamentale che l’adulto sia emotivamente vicino al bambino per consolarlo e rassicurarlo, risulta opportuno dunque coordinarsi insegnanti e genitori al fine di proseguire e consolidare l’intervento educativo, qualora questo venga realizzato in ambito scolastico. Partecipare ai genitori degli alunni gli aspetti generali e quelli specifici del programma che si intende svolgere chiarendone obiettivi e motivazioni permette la condivisione degli intenti: una piena collaborazione fra insegnanti e famiglie risulta infatti decisiva per portare a compimento il complesso processo dell’apprendimento.

Scritto da dott.ssa Fulvia Adragna 

 

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