Famiglie ricostituite: nuovi ruoli e... quali regole? - Il Nido e il Volo Centro di Psicologia e Psicoterapia

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Posted by Patrizia Fiori in Genitori, Prevenzione, Uncategorized

Famiglie ricostituite: nuovi ruoli e… quali regole?

C’era una volta la matrigna, e anche  il patrigno e le sorellastre… Questo era il modo in cui venivano chiamate le persone che si inserivano  in una famiglia  già esistente con figli  e che andavano a formare quella che oggi definiamo la  “famiglia ricostituita“. Parliamo di  famiglia ricostituita  quando due adulti formano una nuova famiglia in cui uno di loro, o entrambi, portano un figlio avuto da una precedente  relazione. Era così la famiglia di Cenerentola con una  matrigna e delle sorellastre non proprio benevole e non era da meno quella della famigerata matrigna di Biancaneve, ma nell’immaginario narrativo relativamente più moderno c’è anche la più amorevole e saggia matrigna della famiglia Bradford….

Oggi il termine  “matrigna” o “patrigno” è anacronistico e ha anche un suono decisamente  antipatico. Non c’è, però, un nome alternativo da dare a queste nuove figure che sono sempre più frequenti nella nostra società (il nuovo compagno di mamma, la nuova compagna di papà, così come  i fratelli acquisiti da queste nuove unioni) e che, tutto sommato, cercano di uscire dal personaggio dell’antagonista “cattivo” per ritagliarsi un nuovo ruolo più positivo e consono ai nostri tempi.

La realtà dei fatti parla chiaro: una coppia su 4 che si separa forma una nuova famiglia. Il 59,4% di queste nuove famiglie hanno figli (il 39% sono nuovi nati, il 10,7% sono figli di uno solo dei partner, il 9,6% sono nati dall’attuale relazione e dalle precedenti). Come potete vedere la  panoramica che si estende davanti ai nostri occhi è altamente complessa ed eterogenea, perfettamente in linea con l’idea di  società liquida di Z. Bauman . I confini non sono così chiari e strutturati da regole precostituite, ma vanno costruiti dall’interno e in modo duttile.

Come devono comportarsi queste nuove figure? Qual è il loro ruolo nell’educazione dei figli?

Quali sono le difficoltà che incontrano nella nuova relazione?

E quali sono le risorse e i vantaggi che apportano nella nuova famiglia?

Innanzitutto la qualità dei nuovi  rapporti dipende molto da come è stata gestita la chiusura con i rapporti precedenti e quindi da come sono  i rapporti tra gli ex. Un bambino ha più facilità ad accogliere nel suo mondo una nuova figura se i rapporti tra i suoi genitori,anche se  separati, sono comunque poco conflittuali e improntati alla collaborazione. Se la separazione non è stata gestita bene il nuovo partner può diventare, suo malgrado, il “parafulmine” dei rancori e dell’ostilità del bambino.  L’arrivo di un nuovo partner sancisce la separazione e mette fine in modo definitivo alle fantasie di riappacificazione che il bambino cova dentro di sé. E, in ogni caso, per il bambino e, ancor di più per l’adolescente, accettare il nuovo partner può dar luogo a sentimenti ambivalenti e conflittuali: da una parte c’è il desiderio di ritrovare una certa serenità, ma dall’altra, accettare la nuova presenza  può voler dire  “tradire” l’altro genitore che, specialmente se solo, viene visto come più fragile.

Essere figlio in una  famiglia ricostituita, vuol dire anche condividere nuove regole della gestione quotidiana, gestire i conflitti con i fratelli acquisiti che possono essere oggetto di sfida e rivalità e testare continuamente il ruolo affettivo che ha il nuovo arrivato. La frase classica è “Tu che vuoi? Non sei mio padre!”. L’aggressività e la frequenza di questa frase danno il senso di quanto sia importante per un bambino e un adolescente definire dei confini chiari. In questo modo viene messo alla prova il nuovo arrivato, si testa la sua risposta (se è ostile o comprensiva o arrendevole) e si chiede, implicitamente “Se tu non sei un padre per  me,  allora chi sei per me? e io chi sono per te? Perché dovrebbe importarti di me?” 

E questo è il punto fondamentale. Il ragazzo si chiede “Il nuovo compagno di mamma chi è per me? Mi ci posso affezionare? Mi posso fidare?“.

Il nuovo compagno di mamma (o la nuova compagna di papà) non sostituiscono i genitori biologici, anche qualora questi dovessero essere carenti nelle loro funzioni. Solo i genitori biologici si occupano della crescita dei loro figli. Il nuovo compagno, anche se non ha un ruolo principale  nell’educazione del figlio della sua partner, può agire nei suoi confronti con funzione educativa se viene delegato dalla sua compagna (ad esempio, può andare a prendere a scuola i bambini o può occuparsi di fare i compiti con loro).  Tuttavia, c’è da dire che qualsiasi figura adulta presente nella vita di un bambino ha nei suoi confronti un ruolo educativo anche solo con la sua presenza, ponendosi come modello, con il suo modo di comportarsi, di reagire, di parlare. Il ruolo più funzionale è, quindi, quello di un adulto che sa essere amico e comprensivo ma anche fermo e deciso nelle regole condivise nel nuovo nucleo.

La famiglia ricostituita con le sue nuove figure è, infatti, nonostante le innumerevoli difficoltà, una  opportunità affettiva e una ricchezza per un bambino o un adolescente che hanno, in questo modo,  la possibilità di confrontarsi con tanti e diversi modelli di riferimento.

In una società che si trasforma e che cambia la sua “geografia umana” si attraversano  delle fasi di disorientamento. Non si possono dare per scontate le vecchie indicazioni, bisogna trovare nuovi percorsi. Nella nostra pratica  clinica abbiamo incontrato spesso famiglie  che stavano cercando una nuova identità e dimensione e che si sono fatte aiutare in questo compito. E’ importante, infatti, saper chiedere aiuto quando ci si sente persi di fronte a tanti cambiamenti. I  bambini sono spesso i primi a segnalare, con il proprio atteggiamento che qualcosa non va. Se hai bisogno di una consulenza contattaci  compilando il moduloo chiamando il  388-9739960 o scrivendo a informazioni@sportelloascolto.it

 

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