Ascoltare bambini e adolescenti in terapia - Il Nido e il Volo - Centro di Psicologia per la Famiglia

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Posted by Patrizia Fiori in Disturbi dell'età evolutiva, Fiori, Infanzia, Psicoterapia, psicoterapia adolescenti, psicoterapia bambini, terapia

Ascoltare bambini e adolescenti in terapia

(…) È un orecchio bambino, mi serve per capire
le voci che i grandi non stanno mai a sentire.
Ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli.
Capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose. (…)

Gianni Rodari

 

L’ascolto è lo strumento principe nel lavoro di uno psicologo. Ascoltare non è questione semplice. Ascoltare  è molto più di sentire. Ascoltare significa essere sintonizzati sulle frequenze dell’altro, significa comprendere sia le parole che le emozioni di ciò che l’altro ci dice. Ascoltare è un processo molto ricco e sfaccettato che richiede certamente un bagaglio di conoscenze e una maturità personale affinata dall’esperienza e dalla riflessione su se stessi. Adulti, bambini e ragazzi sono mondi a sè, da questo punto di vista. I canali comunicativi di un minore e, di conseguenza, l’ascolto di un disagio da parte di uno psicologo,  possono differire molto da quelli che caratterizzano uno scambio tra adulti. Ascoltare richiede la conoscenza e l’utilizzo di strategie differenziate a seconda che il professionista psicologo incontri un adulto, un bambino, un preadolescente o un adolescente.

Anche se è lecito perciò parlare di due mondi e di due linguaggi diversi, è comunque fondamentale comprendere il disagio di un bambino o di un ragazzo alla luce della sua storia e delle relazioni all’interno del contesto familiare. Per questi motivi la consulenza psicologica con un minore prevede degli incontri con i genitori e, separatamente, degli incontri con il bambino/ ragazzo.

 

Nell’ascolto di un bambino lo psicologo presta attenzione a ciò che il bambino racconta di sé e delle proprie esperienze, a ciò che racconta quanto commenta un disegno che ha fatto e anche quello che non racconta, per esempio cambiando bruscamente argomento.

Nell’ascolto riveste particolare importanza anche la comunicazione non verbale: lo sguardo, il tono di voce, la postura sono preziosi elementi da prendere in considerazione.

In alcuni casi il bambino non racconta, ma agisce: ad esempio corre per la stanza, lancia per aria degli oggetti. Anche questi sono dei modi di comunicare.

Le modalità preferenziali, però, per conoscere “il mondo interno” di un bambino sono il gioco e il disegno.

I giochi a disposizione del bambino sono di vario tipo: casetta con personaggi, animali, macchinine plastilina, ma anche spago, colla, forbici, fogli…

I disegni cui più spesso si fa riferimento, ma che assumono dei significati solo alla luce del racconto che ne fa il bambino, sono quello della persona, della persona nella pioggia, della casa, dell’albero, della famiglia.

 

La preadolescenza è un età a metà tra l’infanzia e l’adolescenza e si colloca tra i 9-10 anni e i 13-14 anni.  Quest’intervallo temporale è piuttosto ampio e variegato. Certamente un bambino di 9 è molto diverso da un ragazzino di 14, ma anche uno di 12 può essere molto diverso da un suo coetaneo di 12! In questa fase possono essere presenti due versanti: quello infantile, ancora ben radicato, e quello adolescenziale già delineato. Di conseguenza, un dodicenne può disdegnare il gioco o il disegno (troppo da bambini secondo lui!) o al contrario può esserne attratto anche se in maniera diversa da un bambino. Per lo psicologo è importante adattare le sue tecniche di ascolto e comunicazione al versante prevalente che ciascun preadolescente presenta.

Come si ascolta un adolescente? Il canale comunicativo preferenziale nell’ascolto di un adolescente è la comunicazione verbale, ossia il colloquio anche se pure in questo caso la comunicazione non verbale è molto informativa. In alternativa al disegno, che con minore probabilità l’adolescente è disposto ad eseguire, si può chiedere di raccontare come potrebbe essere il suo disegno. Un altro strumento consiste nel chiedere di inventare una storia di animali e di rappresentarla attraverso il fumetto.

Assumono particolare rilevanza, nell’ascolto di un adolescente, anche tutti quegli atti riguardanti la relazione che si instaura con lo psicologo quali: il mantenere un impegno preso, la puntualità, la costanza nel partecipare alle sedute, etc.

 

Al di là degli strumenti utilizzati, ciò che è importante è che il terapeuta che ascolta sia genuinamente interessato a quello che l’altro sta dicendo. Se ciò è vero per gli adulti, diventa assolutamente indispensabile quando abbiamo davanti un bambino o un adolescente. Il terapeuta che ascolta un bambino o un adolescente deve avere una sensibilità e un interessa particolare. Per dirla con Gianni Rodari, deve possedere un “orecchio acerbo”.

 

I più piccoli  hanno le “antenne” per riconoscere e apprezzare l’autenticità dell’adulto che hanno davanti, per riconoscere l’ orecchio verde  che è pronto ad “ascoltare le voci che i grandi non stanno mai a sentire”.

“Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.

Non era tanto giovane, anzi era maturato
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e potermi studiare il fenomeno per benino.

Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?
Rispose gentilmente: – Dica pure che sono vecchio
di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le voci che i grandi non stanno mai a sentire.
Ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli.
Capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.

Così disse il signore con un orecchio acerbo quel
giorno, sul diretto Capranica-Viterbo.”

(Gianni Rodari. Orecchio acerbo)

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