ADHD. Vietato viverlo come un evento drammatico! - Il Nido e il Volo Centro di Psicologia e Psicoterapia

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Posted by Fulvia Adragna in ADHD, Adragna, disturbi dell'apprendimento, Disturbi dell'età evolutiva, figli, Insegnanti, Scuola

ADHD. Vietato viverlo come un evento drammatico!

bambino irrequietoNel ciclo vitale della famiglia l’arrivo di un figlio assume il significato della vita che continua e si rinnova.

Mentre nel passato, visto l’alto tasso di mortalità infantile, una coppia generava un gran numero di figli per garantirsi che almeno qualcuno di loro raggiungesse l’età adulta, oggi, che le condizioni di vita sono migliorate in maniera esponenziale, nelle famiglie ci sono uno o due figli, raramente di più. E l’esigua prole viene investita di aspettative che non riguardano più prevalentemente la possibilità di assicurare la sopravvivenza della specie, ma piuttosto rappresenta la realizzazione del progetto generativo della coppia.

Quando nella storia della nostra evoluzione la lotta per la vita non si declina più in termini di sopravvivenza fisica, l’individuo può dedicarsi ad espandere la propria interiorità anche attraverso un progetto generativo che assicura la continuità del genitore e del suo progetto di vita, una sorta di lasciapassare verso “l’immortalità”.

E se una volta venuto alla luce e poi crescendo il figlio non corrisponde “all’idea” che i suoi genitori si erano fatta su di lui questi possono soffrire di un forte senso di frustrazione perché le loro aspettative sono rimaste “insoddisfatte”. È ciò che può capitare anche ai genitori di un figlio con ADHD (Deficit di Attenzione e Iperattività).

In questi casi può risultare utile:

  • non guardare alla situazione come ad un evento nefasto capitato a sconvolgere la propria esistenza: ci si può dotare di strumenti per fronteggiare le fasi di emergenza e per gestire le maggiori difficoltà del proprio figlio;
  • non andare a cercare a tutti i costi proprie caratteristiche che, se pure in negativo, rendano somigliante il figlio al genitore “Anche io ero particolarmente irrequieto e distratto, perciò lui è così”, questo aumenta i sensi di colpa e non rende operativi: ricordare piuttosto che un figlio unisce il patrimonio genetico di due persone ma non è il risultato della loro somma, quanto un essere che evolve diventando un individuo assolutamente unico e speciale;
  • essere orgogliosi e fieri di avere dato la vita e di accompagnare nella crescita un figlio che a fronte di maggiori difficoltà, in modo particolare se opportunamente seguito, può sviluppare ottime potenzialità;
  • non avvilirsi sfociando nel fatalismo del “È capitato così e non c’è niente da fare” perché crescere un figlio è sempre impegnativo e in certi casi alcuni bambini sono più richiestivi di altri, ma questo non significa che non possano andare al di là dei propri limiti e crescere raggiungendo i propri obiettivi.

Ci vuole molta curiosità e apertura a ciò che è nuovo quando un figlio sta per arrivare in una famiglia, questo consente di predisporre uno spazio mentale tutto per lui. Così come si preparano vestiti e cameretta bisogna ricavare un posto per il figlio nella mente dei genitori il più ampio possibile perché questo gli consentirà maggiori possibilità di crescere sviluppando la sua personalità con sicurezza procedendo verso l’autonomia. Il figlio potrà realizzare così il proprio progetto di vita partendo dalla base sicura che i genitori riusciranno a garantirgli durante tutta la sua crescita.

scritto da dott.ssa Fulvia Adragna

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