Il bambino che fatica a fare i compiti. Parliamo del Disturbo Specifico dell'Apprendimento - Il Nido e il Volo Centro di Psicologia e Psicoterapia

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Posted by Patrizia Fiori in Adolescenza, Disturbi dell'età evolutiva, Genitori, Infanzia, Insegnanti, Scuola

Il bambino che fatica a fare i compiti. Parliamo del Disturbo Specifico dell’Apprendimento

Vi è mai capitato di avere a che fare con un bambino che :

non ha voglia di studiare?  impiega tante ore davanti ad una pagina di storia senza riuscire ad afferrarla?

legge faticosamente o si distrae facilmente davanti alle operazioni matematiche?

non riesce proprio a comprendere?

Spesso, certo, si tratta di semplice svogliatezza o mancanza di motivazione. Ma, a volte, dietro a questi comportamenti può celarsi un vero e proprio disturbo. Lo chiamano Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Si chiama “specifico”, perché, appunto, la difficoltà è legata ad una specifica abilità di apprendimento e non a un disturbo cognitivo generale. La conseguenza di questo disturbo è che il bambino o il ragazzo non riesce ad essere completamente autonomo nello studio e ha bisogno di supporti in quelle abilità in cui è carente. Tali abilità riguardano la difficoltà nello sviluppo di attività che servono per l’apprendimento, come la lettura (dislessia), la scrittura (disortografia), la matematica (discalculia). È bene chiarire che questi disturbi non hanno niente a che fare con il ritardo mentale o con deficit intellettivi.

La dislessia o la discalculia costituiscono un problema poiché mettono il ragazzo in difficoltà nel seguire gli schemi canonici dell’apprendimento così come sono imposti nella scuola. Quando il ragazzo si rende conto che non riesce a leggere come gli altri,non riesce a seguire la lezione o non riesce a scrivere, si sente a disagio, si sente “diverso”, va in ansia, si sente in colpa e inadeguato entrando così in un circolo vizioso che mina la sua autostima. Il ragazzo con Disturbo Specifico dell’Apprendimento può adottare, quindi, delle “strategie” per salvaguardare la sua autostima, per sentirsi “ok”, per questo può aver bisogno di primeggiare in altre abilità, ad esempio nello sport, oppure può “attirare l’attenzione su di sé”  con atteggiamenti irrequieti, spesso percepiti come disturbanti dai docenti o dai genitori.

Di fronte ad un ragazzo con questo tipo di disturbo è fondamentale che un insegnante scopra e utilizzi le strategie adeguate per andare incontro alle sue specifiche risorse e capacità di imparare. L’approccio nell’apprendimento con i ragazzi con Disturbo Specifico dell’Apprendimento deve essere sperimentale, prediligendo una didattica di tipo  “multisensoriale”. Il problema cognitivo di  questi ragazzi è soprattutto relativo alla loro capacità di memorizzare, per questo, per imparare loro hanno bisogno di “vedere”, “fare” e “provare”. La nostra scuola e il sistema di apprendimento ad essa connesso è basato prevalentemente sull’ascolto e sulla lettura, quindi sul ricorso all’astrazione. Gli studi sull’apprendimento già da tempo  considerano enormemente più efficace il “learning-by-doing”, cioè imparare-facendo.

I ragazzi con problemi di dislessia pensano per immagini e hanno bisogno di ricorrere a immagini e azioni per ricordare. Più l’immagine è paradossale e strana, più sarà facile per loro ricordare il concetto ad essa collegato. Per questo, ad esempio, può essere molto funzionale l’uso delle mappe concettuali, corredato anche da immagini, foto o disegni ritagliati , per imparare una lezione di storia.

Un altro aspetto importante ha a che fare con la capacità di pianificazione del lavoro di studio: i ragazzi devono imparare a monitorare il proprio studio, prevedere un orario di inizio e di fine e, infine, darsi una autovalutazione.

Ci sono, quindi, modi e metodi, per studiare con un ragazzo con un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, che possano consentirgli di imparare e di percepirsi efficace (self-efficacy) e quindi di sentirsi “ok”. Trovare il perno della sua motivazione, e soprattutto scoprire le sue abilità e le sue risorse è un passo fondamentale per evitare che il ragazzo si senta invece “diverso” o “emarginato”.

In alcuni casi, l’esigenza di trovare strade alternative, può far emergere, infatti, tesori nascosti. Si annoverano nella storia, casi di brillanti personaggi con presumibile disturbo specifico dell’apprendimento che, nonostante il disturbo (o forse grazie, a questo disturbo), hanno lasciato tracce memorabili di sé nel mondo. Tra questi ci sono Galileo Galilei, Napoleone e Picasso!

  • Serena

    Articolo interessante che fornisce suggerimenti utili agli insegnanti su come rendere più efficace l’insegnamento a bambini con DSA

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